Il viaggio non finisce mai, J. Saramago

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

 

Josè Saramago, Viaggio in Portogallo

 

[Foto: Robert Doisneau

Un blues in forma di non lettera, Julio Cortázar

 Dipinto di Magdalena Wanli

 

Non ti scrivo, d’improvviso guardo il cielo, quella
nuvola di passaggio
e forse tu nel tuo lungomare guarderai una nuvola
e quella è la mia lettera, qualcosa che scorre indecifrabile
e pioggia.

J. Cortazar

 

 

Vedi

Niente è serio e degno di essere ascoltato,
ci siamo fatti giocando tutto il male necessario

vedi, non è una lettera, questa,

ci siamo dati quel miele della notte, il caffè,
il piacere prono, le sigarette torbide
quando nel soffitto rema la luce dell’alba,

vedi
io continuo a pensare a te,

non ti scrivo, d’improvviso guardo il cielo, quella
nuvola di passaggio
e forse tu nel tuo lungomare guarderai una nuvola
e quella è la mia lettera, qualcosa che scorre indecifrabile
e pioggia.

Ci siamo fatti giocando tutto il male necessario
il tempo deposita il resto, i piccoli orsi
dormono accanto a uno scoiattolo sfrondato.

Julio Cortázar, Blues for Maggie, in Carte inaspettate, Einaudi, Torino 2012

 

____________________________

 

Ya ves

nada es serio ni digno de que se tome en cuenta,
nos hicimos jugando todo el mal necesario

ya ves, no es una carta esto,

nos dimos esa miel de la noche, los bares,
el placer boca abajo, los cigarrillos turbios
cuando el cielo raso tiembla la luz del alba,

ya ves,
yo sigo pensando en ti,

no te escribo, de pronto miro el cielo, esa nube que pasa
y tú quizás allá en tu malecón mirarás una nube
y eso es mi carta, algo que corre indescifrable y lluvia.

Nos hicimos jugando todo el mal necesario,
el tiempo pone el resto, los oseznos
duermen junto a una ardilla deshojada.

J. Cortázar, Blues for Maggie en Papeles Inesperados.

 

Foto: dipinto di Magdalena Wanli]

Eugenio Montale, Tramontana

Calla Lilies by Tina Modotti

 

E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenati
e stringi a te i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
mia vita sottile, e come ami
oggi le tue radici

E. Montale

 

 

Ed ora sono spariti i circoli d’ansia
che discorrevano il lago del cuore
e quel friggere vasto della materia
che discolora e muore.
Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,
divelle gli arbusti, strapazza i palmizi
e nel mare compresso scava
grandi solchi crestati di bava.
Ogni forma si squassa nel subbuglio
degli elementi; è un urlo solo, un muglio
di scerpate esistenze: tutto schianta
l’ora che passa: viaggiano la cupola del cielo
non sai se foglie o uccelli – e non son più.
E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenati
e stringi a te i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
mia vita sottile, e come ami
oggi le tue radici.

Eugenio Montale, Tramontana (da Ossi di seppia, Mondadori)

 

[Foto: Tina Modotti]

 

Le danze notturne, Sylvia Plath

Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933

 

Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

S. Plath

 

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!

E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?

Questi salti e spirali così puri—
Di sicuro percorrono

il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono

del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell’io, la calla,

e il giglio tigrato, che si fa bello—
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.

Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,

tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano—-

caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda

dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date

queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi

esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli

e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.

 

Sylvia Plath, Le danze notturne

 

__________________________________

A smile fell in the grass.
Irretrievable!

And how will your night dances
Lose themselves. In mathematics?

Such pure leaps and spirals —-
Surely they travel

The world forever, I shall not entirely
Sit emptied of beauties, the gift

Of your small breath, the drenched grass
Smell of your sleeps, lilies, lilies.

Their flesh bears no relation.
Cold folds of ego, the calla,

And the tiger, embellishing itself —-
Spots, and a spread of hot petals.

The comets
Have such a space to cross,

Such coldness, forgetfulness.
So your gestures flake off —-

Warm and human, then their pink light
Bleeding and peeling

Through the black amnesias of heaven.
Why am I given

These lamps, these planets
Falling like blessings, like flakes

Six sided, white
On my eyes, my lips, my hair

Touching and melting.
Nowhere.

 

Sylvia Plath, The night dances

[Foto: Emilio Sommariva, Lina Corsino, 1933]

Difesa dell’allegria, Mario Benedetti

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difendere l’allegria come un diritto
difenderla da dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle compassioni
dall’azzardo
e anche dall’allegria.

M. Benedetti

 

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e i miserabili
dalle assenze transitorie
e le definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e la malinconia
dagli ingenui e le canaglie
dalla retorica e gli arresti cardiaci
e dalle endemie e dalle accademie
difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicida
dalle vacanze e dall’oppressione
dall’obbligo di essere allegri
difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dalla rogna
dalla famosa patina del tempo
dalla trascuratezza e dall’opportunismo
dai ruffiani della risata
difendere l’allegria come un diritto
difenderla da dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle compassioni
dall’azzardo
e anche dall’allegria.

Mario Benedetti, Difesa dell’allegria

 

 

Defender la alegría como una trinchera
defenderla del escándalo y la rutina
de la miseria y los miserables
de las ausencias transitorias
y las definitivas
defender la alegría como un principio
defenderla del pasmo y las pesadillas
de los neutrales y de los neutrones
de las dulces infamias
y los graves diagnósticos
defender la alegría como una bandera
defenderla del rayo y la melancolía
de los ingenuos y de los canallas
de la retórica y los paros cardiacos
de las endemias y las academias
defender la alegría como un destino
defenderla del fuego y de los bomberos
de los suicidas y los homicidas
de las vacaciones y del agobio
de la obligación de estar alegres
defender la alegría como una certeza
defenderla del óxido y la roña
de la famosa pátina del tiempo
del relente y del oportunismo
de los proxenetas de la risa
defender la alegría como un derecho
defenderla de dios y del invierno
de las mayúsculas y de la muerte
de los apellidos y las lástimas
del azar
y también de la alegría.

Mario Benedetti, Defensa de la alegria

Il poeta, Marina Cvetaeva

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Giacché il suo
è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

M. Cvetaeva

 

 

 

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.
Per pianeti, sogni, segni … Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo
è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della causalità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello
che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso.
Quello che interroga dal banco,
che sbaraglia Kant,
che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza.
E’ quello che non lascia tracce,
il treno a cui non uno arriva
in tempo …

             Giacché il suo

è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari.

 

Marina Cvetaeva, in Poesia (ed. Crocetti, 1994 – riproposto per il numero speciale 333, gennaio 2018)

[Foto: Jarek Kubicki]

Come colui che andò al mare, Juan Baria

 

 

Come colui che andò al mare
e non lasciò una fonte,
un flauto di canna vicino al focolare addormentato,
uno sguardo attento
al bacio soffocato della sua impronta,
così l’albero, che cresce senza memoria,
così l’azzurro, la voce tra i salici
che parla per nessuno, così la luce
che nulla sa di per sé, né del suo cervo alato
né della sua freccia fugace.
Cade la sera
alle tue spalle, cadono costellazioni
di uomini nel telaio, sulla pietra
inerte, nel mortaio, sopra la terra grigia. Ricorda.
Quello che lasci dietro non tornerà.

 

Como aquél que fue al mar
y no dejó une fuente
una flauta de cana junto al hogar dormido
una mirada atenta
al beso amortiguado de su huella,
así el árbol, que crece sin memoria,
así el azul, la voz entre los sauces
hablando para nadie, así la luz
que nada sabe de sí, ni de su ciervo alado
ni su flecha fugaz.
Cae la tarde
a tu espalda, caen costelaciones
de hombres en el telar, sobre la piedra
inerte, en el mortero, sobre la tierra gris. Recuerda.
Lo que dejas atrás no volverá.

Juan Baria
Traduzione di Raffaella Marzano

 

[Foto: Fan Ho]

 

George Gray, da Antologia di Spoon River, E. Lee Master

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Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Master

 

 

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perchè l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, Einaudi, 1943

 

______________________________________

 

I have studied many times
The marble which was chiseled for me–
A boat with a furled sail at rest in a harbor.
In truth it pictures not my destination
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire–
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

 Edgar Lee Master , Spoon River Anthology

 

[Foto: Fan Ho, 1954]

 

[Questa poesia-epitaffio, che in modo incisivo ci conduce alla vita dettata attraverso la voce di un morto, ci immerge in una delle letture tuttora più originali e coinvolgenti della storia della letteratura.L’Antologia di Spoon River, scritta e pubblicata tra il 1914 e il 1915 in America, e solo molto dopo grazie al lavoro e all’interesse di due grandi scrittori-traduttori: Cesare Pavese e l’allora giovanissima Fernanda Pivano, arriva qui in Italia, non senza difficoltà per via del regime fascista. La sua originalità è data dal registro linguistico: una poesia che si fa narrazione, o una narrazione in forma di poesia, e dall’aver con tanta vitalità raccontato la vita attraverso la morte, dando nel contempo un chiara e incisiva testimonianza del pensiero del suo autore.

Fernanda Pivano è stata sicuramente la curatrice e traduttrice italiana più appassionata ed attenta, ma tante sono le traduzioni, trasposizioni, opere che si sono ispirate a questo libro, tra queste l’album di De Andrè, Non al denaro non all’amore né al cielo: una sorta di rivisitazione di alcuni testi  dell’opera in chiave moderna.

Trovere quindi altri testi, prossimamente, di un’opera che ha colpito la mia attenzione: la prima lettura di quest’anno e il primo libro del mese di questo blog. ]

 

Il lettore perfetto, F. Nietzsche

 

Se mi figuro l’immagine di un lettore perfetto, ne viene sempre fuori un mostro di coraggio e di curiosità, con qualcosa di duttile, astuto, cauto, un avventuriero e uno scopritore nato.

Friedrich Nietzsche, Ecce homo

[Foto: Robert Smith]

 

[Agli avventurieri  giunti fin qui e a quelli che verranno auguro che questo sia un anno carico di scoperte, coraggio e  rinnovata curiosità! Grazie per la passione e la cura che da sempre dedicate a queste pagine.

Gilda]

Hai chiuso gli occhi, Giuseppe Ungaretti

Eugeny Kozhevnikov, Dream as Desire

 

Le tue mani si fanno come un soffio
d’inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.

G. Ungaretti

 

Nasce una notte
piena di finte buche,
di suoni morti
come di sugheri
di reti calate nell’acqua.

Le tue mani si fanno come un soffio
d’inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.

E l’equivoco della luna
e il dondolio, dolcissimi,
se vuoi posarmele sugli occhi,
toccano l’anima.

Sei la donna che passa
come una foglia.

E lasci agli alberi un fuoco d’autunno.

 

Giuseppe Ungaretti, Hai chiuso gli occhi

 

[Foto: Eugeny Kozhevnikov, Dream as Desire]