La malattia dell’olmo, Vittorio Sereni (letta da Domenico Pelini)

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Guidami tu, stella variabile, finché puoi…

V. Sereni

 

Se ti importa che ancora sia estate
eccoti in riva al fiume l’albero squamarsi
delle foglie più deboli: roseogialli
petali di fiori sconosciuti
– e a futura memoria i sempreverdi
immobili.

Ma più importa che la gente cammini in allegria
che corra al fiume la città e un gabbiano
avventuratosi sin qua si sfogli
in un lampo di candore.

Guidami tu, stella variabile, finché puoi…

– e il giorno fonde le rive in miele e oro
le rifonde in un buio oleoso
fino al pullulare delle luci.
…………………………Scocca

da quel formicolio
un atomo ronzante, a colpo
sicuro mi centra
dove più punge e brucia.

Vienmi vicino, parlami, tenerezza,
– dico voltandomi a una
vita fino a ieri a me prossima
oggi così lontana – scaccia
da me questo spino molesto,
la memoria:
non si sfama mai.

E’ fatto – mormora in risposta
nell’ultimo chiaro
quell’ombra – adesso dormi, riposa.

……………………Mi hai
tolto l’aculeo, non
il suo fuoco – sospiro abbandonandomi a lei

in sogno con lei precipitando già.

 

Vittorio Sereni, Stella Variabile, Stella variabile, Garzanti, Milano 1981

 

[Lettura:Domenico Pelini]

4 thoughts on “La malattia dell’olmo, Vittorio Sereni (letta da Domenico Pelini)

  1. Franz ha detto:

    un’altra perla dalla tua biblioteca di-versi…

  2. Dove si dimostra che anche se c’è un gabbiano può esserci poesia… 🙂
    Molto bella

  3. L'Irriverente ha detto:

    Sono bei versi, che presto esulano dal problema che affligge l’olmo – poveretto – e si concentrano su quello dell’io versificante, la memoria che non si sazia e lo perseguita. Ma si potrà mai “guarire” dalla memoria? O non è più pericoloso smarrirla? Sono domande interessanti, che ci riportano, volendo, ai “sempreverdi / immobili”: magnifico uso dell’enjambement, o inarcatura del verso, che concentra tutta l’attenzione e la tensione sulle due parole in posizione forte, e che dà risalto al rapporto fra le due parole proprio spezzandolo.

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