Senza risposta, Luciano Erba

tina modotti

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Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

L. Erba

 

Ti ha portata novembre. Quanti mesi
dell’anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo tra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro ci saccheggia.
Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

(Luciano Erba, da Il nastro di Moebius, Mondadori, 1980)

De André-Fossati: Anime salve, l’elogio della solitudine

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… mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
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che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
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e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia.
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De André-Fossati, da Anime Salve

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<< Anime salve  trae il suo significato dall’origine, dall’etimologia delle due parole “anime” “salve”, vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine.

Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura. >>

Elogio della solitudine, F. De Andrè

[ Da Ed avevamo gli occhi belli (2001), con canzoni e parole tratte da “Anime Salve, realizzato con l’amico Ivano Fossati.]

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Io guardo le mie rughe e sorrido, Serafina Núñez (Cuba)

Nina Gundersen

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Io guardo le mie rughe e sorrido,
sono la prove, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando
dolcemente,
come un ospite a lungo atteso.
ospiti del vivere sono loro
con ogni segreto e parsimonia,
mi riportano indietro – tortine fantastiche – infanzia, giovinezza,
il paesaggio del sogno,
la musica della parola amore,
poesia, morte,
miei amati assenti
girando nella notte;
fissate con
ostinazione con la mia pelle ed i miei occhi,
con le mie vecchie stanchezze,
fino ad imporre il loro segreto (nostalgia in sangue ed anima).
Io guardo le mie rughe e sorrido,
loro sono la prova, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando: ho vissuto

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Yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son mi evidencia,
el testimonio,
el papiro más fiel testificando
suavemente,
como a huésped largamente esperado.
huéspedes del vivir son ellas
con todo secreto y parsimonia,
me regresan -magdalenas fantásticas-
infancia, juventud, el paisaje del sueño,
la música de la palabra amor, poesía, muerte,
mis amados ausentes girando en la noche;
alguna vez establecen porfía
con mi piel y mis ojos, con mis viejos cansancios,
hasta imponer su secreto (nostalgia en sangre y alma).
yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son la evidencia, el testimonio,
el papiro más fiel testificando: he vivido.

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Serafina Núñez

[Foto Nina Gundersen]

Traduzione: Centro Culturale Tina Modotti

Dopo le feste, Julio Cortázar

Henri Cartier-Bresson Square du Vert-Galant. Paris (1955)

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… e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava …

J. Cortázar

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E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.

 

Julio Cortázar, Dopo le feste

[Foto: Henri Cartier-Bresson,  1955]