Non mi interessano… Nancy Bacelo

fosco-maraini

 

 

Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.

______

 

No me interesan los datos
los precisos datos de las cosas
no me interesan los relojes
que no son de sol
ni la lista
de los amores que se acaban.
Me interesa eso sí la verdad
el ruido del mar
las horas que se pasan
la luz sobre la cama al mediodía
y todo lo que viene
y se va
sin nombre y sin aviso
sucediéndose
como las cosas simples
se suceden.
Nancy Bacelo da La nuova poesia, 1965

[Foto: Fosco Maraini]

 

Siamo stanchi di diventare giovani seri, P.P. Pasolini (da Lettere luterane)

lettere-luterane-p-76

Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare
qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.

P.P. Pasolini

________

 

Signor Maestro, abbiamo visto il Diavolo dell’Angelo
nero come Luciano ‘o Sarracino: «Gridate Viva
Benjamin Spock», ci fa. Occorre la bacchetta.
Basta con l’Agàpe, vogliamo l’Anànke.

Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare
qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.

Non vogliamo essere subito già così sicuri.
Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
Sciopero, sciopero, compagni! Per i nostri doveri.

Signor Maestro, la smetta di trattarci come scemi
che bisogna sempre non offendere, non ferire,
non toccare. Non ci aduli, siamo uomini, Signor Maestro!

(Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane)

 

[Foto: P.P. Pasolini, Lettere luterane, p. 76]

 

Nudi, S. Ritrovato

leonard-freed-new-york-city-lower-east-side-1956

_

Le carezze dicono più delle parole
gli abbracci più dei lunghi discorsi
e il petto che si stringe al seno e batte forte
spalmando l’odore sulla pelle, più di un diamante.

S. Ritrovato

 

 

Cari ragazzi, non abbiate paura di voi: siate nudi.
Abbracciatevi a letto o dove volete, ma siate nudi.
Non so se saprete dirvi la verità ma, sì, togliere i vestiti
senza fretta, disponendoli su una sedia.
Le carezze dicono più delle parole
gli abbracci più dei lunghi discorsi
e il petto che si stringe al seno e batte forte
spalmando l’odore sulla pelle, più di un diamante.
E anche quando vi vestirete prima di incontrarvi
pensate che ogni indumento andrà tolto
se davvero vorrete incontrarvi, sapere cosa c’è sotto
la maschera, oltre la contesa, entrare
nello spazio dell’altro, in uno più grande.
Vestitevi pure, ma per desiderare di essere nudi
perché ogni indumento accrescerà l’attesa
ogni corpo troverà nell’altro movimenti nuovi
e pensieri lontani, di speranza, che sembravano perduti.

_____

Desnudos de Salvatore Ritrovato

Queridos jóvenes, no tengan miedo de ustedes: desnúdense.
Abrácense en la cama, donde quieran, pero desnúdense.
No sé si sabrán decirse la verdad pero sabrán quitarse las ropas
sin prisa, colocándolas en una silla.
Las caricias dicen más que las palabras,
los abrazos, más los largos discursos
y el pecho, que se aprieta en los senos y acelera el pulso
impregnando el olor sobre la piel, más que un diamante.
Y aún cuando se vistan antes de encontrarse
piensen que cada prenda será elegida
si de verdad desean encontrarse, sepan lo que hay debajo
de la máscara. Más que disputar, entren
en el espacio del otro, en uno más grande.
Vístanse igual, pero solo para decidir estar desnudos
porque cada prenda acrecentará la espera,
cada cuerpo encontrará en el otro movimientos nuevos,
y pensamientos distantes de esperanza, que parecían perdidos.

Salvatore Ritrovato, Nudi

Traduzione : Luis Berra R., a cura del Centro Culturale Tina Modotti

 

[Foto: Leonard Freed – New York City, Lower East Side, 1956]

Tu sei come giorno di primavera, Kazimierz Wierzynski

10996029_493762460779441_2351624738790393658_n

 

Tu sei come giorno di primavera col tempo azzurro
E del maggio nella tua anima porti i poemi,
Con la gioia i pensieri piantati in te fioriscono
Vivaci come farfalle e profumati come fiori.

Amo ricordare i tuoi sguardi amorosi
Celati nella palpebre, come pratoline nell’erba,
E la tonda risata, che ti fa brillare i denti,
Bianchi come polpa di mela in rossa cornice.

E quando verrà un mesto autunno senza di te,
Quando la tristezza colmerà il mio cuore ammutito,
Mi vengano in sogno, in bianche vesti di primavera,
I baci solari: le tue piccole efelidi.

Kazimierz Wierzynski, da Wiosna i wino (La primavera e il vino, 1919)

Traduzione di Paolo Statuti

[Foto: dal Web]

L’ultima invocazione, W. Whitman

15193463_1048220925289059_2950976088242065771_n

 

Alla fine, dolcemente,
dalle mura di questa casa possentemente fortificata,
dai ganci di serrature solide, dalla guardia di porte ben chiuse,
lascia che io mi espanda.

Lasciami scivolare fuori senza rumore
con chiavi di tenerezza gira le serrature – con un sussurro
apri le porte, o anima.

Dolcemente – non essere impaziente
(forte è la tua presa, carne mortale,
forte è la tua presa, amore).

 

__________

The Last Invocation, (Leaves of Grass)

At the last, tenderly,
From the walls of the powerful fortress’d house,
From the clasp of the knitted locks, from the keep of the well-closed doors,
Let me be wafted.

Let me glide noiselessly forth;
With the key of softness unlock the locks – with a whisper,

Set ope the doors O soul.
Tenderly – be not impatient,
(Strong is your hold O mortal flesh,
Strong is your hold O love.)

 

Walt Whitman (da Foglie d’erba, Mondadori 2002)

 

[Foto: dal Web]

Al Principe, P. P. Pasolini

16864664_1902446813375468_2384129719680879284_n

 

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.

P.P. Pasolini

 

 

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita…
Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

Pier Paolo Pasolini, Al Principe, (da La religione del mio tempo, 1961)

[Foto: Pier Paolo Pasolini (soggetto)]

Sera, Alessandro Parronchi

16864393_1126455120798972_2846894858843124676_n

 

 

Così presto il giuoco s’interrompe.
Sorridevamo, era leggiadra, e dopo
son rimasto con questa, che trabocca,
malinconia più cara delle stesse
ore di gioia o meno, non so dire.
Nel tramonto che non vuol più morire
lascia che sia la brezza a riportarmi
l’immagine di te forse più vera,
lasciami solo ai miei pensieri, l’Arno
è un fiume triste stasera.

 

Alessandro Parronchi, Sera

[Foto: dal Web]

Lettera per una nascita, P. Cappello

a-n-d-r-e-%e2%80%a2-m-a-l-t-a-i-s

_

Penso che le parole rincorrano il silenzio
e che nel tuo odore di stagione buona
nel tuo sguardo piú liscio dei sassi di fiume
esploda l’enigma del “sí” assordante che sei.

P. Cappello

 

 

Scrivo per te parole senza diminutivi
senza nappe né nastri, Chiara.
Resto un uomo di montagna,
aperto alle ferite,
mi piace quando l’azzurro e le pietre si tengono
il suono dei “sí” pronunciati senza condizione,
dei “no” senza margini di dubbio;
penso che le parole rincorrano il silenzio
e che nel tuo odore di stagione buona
nel tuo sguardo piú liscio dei sassi di fiume
esploda l’enigma del “sí” assordante che sei.

Scriverti è facile; e se potessi verserei
la conoscenza tutta intera delle nuvole
la punteggiatura del cosmo
la forza dei sette mari, i sette mari in te
nel bicchiere dei tuoi giorni incorrotti.

Ma non sono che un uomo, e quest’uomo
ti scrive da un tavolo ingombro
e piove, oggi, e anche la pioggia ha le sue beatitudini
sulla casa dalle grondaie rotte
quando quest’uomo ti pensa e fra tutte le parole da scegliere
non sa che l’inciampo nel dire come si resta
e come si preme
nel mistero del giorno nuovo in te
che prima non c’era
adesso c’è.

Pierluigi Cappello (da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010)

I giusti, J. L. Borges

alvaro-esquerdo

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

______________________________

 

Los Justos

Un hombre que cultiva un jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
Dos empleados que en un café del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
Un tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razón.
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

Jorge Luis Borges, I giusti

 

[Foto: Alvaro Esquerdo ]

Quante tentazioni attraverso… P. Cavalli

eugeneatget

 

Quante tentazioni attraverso
nel percorso tra la camera
e la cucina, tra la cucina
e il cesso. Una macchia
sul muro, un pezzo di carta
caduto in terra, un bicchiere d’acqua,
un guardar dalla finestra,
ciao alla vicina,
una carezza alla gattina.
Così dimentico sempre
l’idea principale, mi perdo
per strada, mi scompongo
giorno per giorno ed è vano
tentare qualsiasi ritorno.

Patrizia Cavalli, Poesie (Einaudi, 2002)