L’amore che tace, Gabriela Mistral

gabriela-mistral

 

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
ed a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!

 

Gabriela Mistral, Canto che amavi (Marcos y Marcos, 2010)

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El amor que calla

Si yo te odiara, mi odio te daría
en las palabras, rotundo y seguro;
pero te amo y mi amor no se confía
a este hablar de los hombres, tan oscuro.

Tú lo quisieras vuelto en alarido,
y viene de tan hondo que ha deshecho
su quemante raudal, desfallecido,
antes de la garganta, antes del pecho.

Estoy lo mismo que estanque colmado
y te parezco un surtidor inerte.
¡Todo por mi callar atribulado
que es más atroz que el entrar en la muerte!

Gabriela Mistral
[Foto: Gabriela Mistral]
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[Approfitto di questi meravigliosi versi  per parlarvi brevemente di questa poetessa, lo faccio partendo dalle sue parole, scritte all’età di trentaquattro anni nella prefazione a un suo libro:
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«Sono nata a Vicuña, Telqui, il 7 aprile 1889. Mio padre e la mia unica sorella erano maestri. Cominciai a insegnare, come maestra rurale, a quindici anni. Ho insegnato fino ad oggi. […]
Sono cristiana e integralmente democratica. Credo che il cristianesimo, con il suo profondo senso sociale, possa salvare i popoli. Ho scritto come chi parla nella solitudine. Infatti sono vissuta molto sola dovunque. I miei maestri d’arte e di vita: la Bibbia, Dante, Tagore e i russi.
Dirigo una scuola in Messico e un’altra nel Cile, incerta fra le due… Il pessimismo in me è un atteggiamento di malcontento creativo, attivo e ardente, non passivo. Ammiro, senza professarlo, il buddismo, che per qualche tempo conquistò il mio spirito. Il Messico mi ha dato, con la sua profonda impronta spagnola – architettura, sensibilità, raffinatezza – il rispetto e l’amore per la Spagna… Vorrei lasciare l’insegnamento per riposarmi e vivere in campagna leggendo e scrivendo. Vengo da una famiglia di contadini e sono una di loro. I miei grandi amori sono la fede, la terra, la poesia…»
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Lucila Gogoy Alcayaga, sceglie di scrivere con lo psudonimo di Gabriela Mistral a venticinque anni e in onore di due poeti a lei molto cari: Gabriele D’Annunzio e Federico Mistral. Di origini basche e ebree, ha vissuto un’infanzia molto povera nel paese andino di Montegrande, cominciando a scrivere poesie come autodidatta da bambina e ottenendo le prime pubblicazioni sui giornali locali a soli quindici anni. Si occupò soprattutto di educazione, insegnando e poi dirigendo moltissime scuole, ma soprattutto dei diritti delle donne. Viaggiò molto:Messico, Cile, poi Italia e Francia e Spagna, Stati Uniti.
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Pubblicò diverse raccolte di sue poesie: Sonetos de la muerte (1914, Sonetti della morte) dopo il suicidio del suo fidanzato; Desolación (1922, Desolazione) pubblicato a New York, che la rese famosa; seguirono Ternura (1924, Tenerezza), canti per l’infanzia e Tala (1938, Distruzione). Tra le opere in prosa: Lecturas para mujeres (1923) dedicato alla maternità e alla cura dell’infanzia, Recados, Contando a Chile (1957). Vinse il premio Nobel nel 1945 (prima voce femminile e anche prima voce latinoamericana) «per la sua poesia lirica che, ispirata da forti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni di tutto il mondo latino-americano». Passò gli ultimi anni della sua vita negli Stati Uniti, dove morì a New York nel 1957, per un cancro al pancreas.
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in Italia possiamo contare su due soli testi per conoscere la poesia di questa autrice:
  • Il volume della collana Utet dei premi Nobel, Gabriela Mistral, 1979 (di difficile reperibilità);
  • G. Mistral, Canto che amavi, Marcos y Marcos 2010

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per un ulteriore approfondimento vi consiglio :

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/gabriela-mistral/

5 thoughts on “L’amore che tace, Gabriela Mistral

  1. T ha detto:

    Grazie Gilda!

  2. L'Irriverente ha detto:

    Questi articoli sono proprio un regalo ai lettori; questo, poi, è di quelli grossi che fanno esclamare: “Grazie, non dovevi!”. Io non lo dirò perché questi doni, quando si decide di farli, è perché si sente che si devono fare; e quindi mi limito al “grazie” più sentito :).

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