Giorno per giorno, Giuseppe Ungaretti

giuseppe-ungaretti

Mai, non saprete mai come m’illumina
l’ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero più…

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…

G. Ungaretti

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[“Mi si è fatto osservare che in un modo all’estremo brutale, perdendo un bimbo che aveva nove anni, devo sapere che la morte è la morte. Fu la cosa più tremenda della mia vita. So che cosa significhi la morte, lo sapevo anche prima; ma allora, quando mi è stata strappata la parte migliore di me, la esperimento in me, da quel momento, la morte. Il Dolore è il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi”

E’ così che Ungaretti stesso ci dice ciò che troverete tra questi versi: il resoconto del dolore più straziante che possa esistere per un uomo: la perdita prematura di un figlio, morto nel 1939 per una appendicite mal curata. Questi versi e tutta la raccolta che li contiene, Il Dolore, furono scritti negli anni successivi e raccontano una perdita dalla quale il poeta non guarirà mai. ]

1

“Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto…”
E il volto già scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo…

2

Ora potrò baciare solo in sogno
le fiduciose mani…
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo…
Come si può ch’io regga a tanta notte?…

3

Mi porteranno gli anni
chissà quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m’avresti consolato…

4

Mai, non saprete mai come m’illumina
l’ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero più…

5

Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze,
sollevava dai crucci un uomo stanco?…
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola…

6

Ogni altra voce è un’eco che si spegne
ora che una mi chiama
dalle vette immortali…

7

In cielo cerco il tuo felice volto,
ed i miei occhi in me null’altro vedano
quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…

8

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…

9

Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
il martoriato corpo…
Non conta… Ascolto sempre più distinta
quella voce d’anima
che non seppi difendere quaggiù…
M’isola, sempre più festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice…

10

Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell’aria il patrio accento
che non riudrò con te,
mi spezza ad ogni soffio…

11

Passa la rondine e con essa estate,
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete…

12

Sotto la scure il disilluso ramo
cadendo si lamenta appena, meno
che non la foglia al tocco della brezza…
E fu la furia che abbatté la tenera
forma e la premurosa
carità d’una voce mi consuma…

13

Non più furori reca a me l’estate,
né primavera i suoi presentimenti;
puoi declinare, autunno,
con le tue stolte glorie:
per uno spoglio desiderio, inverno
distende la stagione più clemente!…

14

Già m’è nelle ossa scesa
l’autunnale secchezza,
ma, protratto dalle ombre,
sopravviene infinito
un demente fulgore:
la tortura segreta del crepuscolo
inabissato…

15

Rievocherò senza rimorso sempre
un’incantevole agonia di sensi?
Ascolta, cieco: “Un’anima è partita
dal comune castigo ancora illesa…”

Mi abbatterà meno di non più udire
i gridi vivi della sua purezza
che di sentire quasi estinto in me
il fremito pauroso della colpa?

16

Agli abbagli che squillano dai vetri
squadra un riflesso alla tovaglia l’ombra,
tornano al lustro labile d’un orcio
gonfie ortensie dall’aiuola, un rondone ebbro,
il grattacielo in vampe delle nuvole,
sull’albero, saltelli d’un bimbetto…

Inesauribile fragore di onde
si dà che giunga allora nella stanza
e alla freschezza inquieta d’una linea
azzurra, ogni parete si dilegua…

17

Fa dolce e forse qui vicino passi
dicendo: “Questo sole e tanto spazio
ti calmino. Nel puro vento udire
puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
Lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l’aurora e intatto giorno”.

Giuseppe Ungaretti,  Il Dolore  (1947)

14 thoughts on “Giorno per giorno, Giuseppe Ungaretti

  1. lamelasbacata ha detto:

    È poeta meraviglioso, uno dei miei più amati

  2. Natale Pace ha detto:

    Ciao Gilda, io che non ho molto tempo per andarmele a cercare nella mia libreria, mi immergo nelle tue proposte poetiche come chi ha tanta sete e trova l’acqua. L’ho appena condivisa nel mio gruppo HO VOGLIA DI VERSI

    • Gilda ha detto:

      Grazie Natale per la tua attenzione, la tua sensibilità, i contributi e le condivisioni con persone che sicuramente amano come te la poesia… 🙂

  3. tachimio ha detto:

    Grazie Gilda per avermela fatta conoscere nel suo complesso. Il dolore per la perdita di un figlio ti accompagna per tutta la vita. Brava. Un abbraccio. Isabella

  4. T ha detto:

    Lo rileggo, rileggo, rileggo…
    Lui è il primo poeta che ho amato dal profondo, con vera passione. Ero piccola allora. Non m’è mai passata.

  5. gelsobianco ha detto:

    Ho letto e ho riletto, leggo e rileggo, leggerò e rileggerò Ungaretti e… la sua immensità sarà sempre con me.
    La morte di un figlio è un dolore che non può cessare.
    E Lui te lo fa sentire in tutta la sua crudezza, ma anche con angoli di “chiaro”.
    Ho lacrime in me.

    Grazie, Gilda cara, per questa tua scelta.
    Vorrei sempre riuscire a venire di più da te e a scriverti privatamente, ma sto passando un momento pieno davvero.

    Ti abbraccio, mia cara
    gb

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