Nobiltà, Juan Gelman

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La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fa rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e al nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

Juan Gelman,  Nobiltà (in “L’anima dei poeti”)

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El poema es pálido y noble.
No cambia nada, no curva colinas, no
da una sola fruta roja, ni
hace el ruido de quien arranca
un pedazo de pan para dar
un pedazo de pan.
Se acuclilla en un rincón y
no se queja.
Vive en todo lo que se alza
al aire y de nacer.
Ni pide que lo visiten.
Le basta con lo que no sucedió

Juan Gelman, Noblezas

Tu la notte io il giorno, Antonia Pozzi

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… So cosa significa amore
quando il giorno muore.

A. Pozzi

 

Tu la notte io il giorno
così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all`altro
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi
se non con i pensieri
Tu la notte io il giorno
tu con le tue stelle e la luna
silenziosa
io con le mie nuvole ed il
sole abbagliante
tu che conosci la brezza
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto
I rami divengono mani
tiepide
che si intrecciano
appassionate
le foglie sono sospiri
nascosti
le stelle diventano occhi di
brace
e le nuvole un lenzuolo che
scopre la nudità
La luna e il sole sono due
amanti rapidi e fugaci
e non siamo più io e te
siamo noi fusi insieme
nella completezza della luce
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa…
So cosa significa amore
quando il giorno muore.

 

Antonia Pozzi, Tu la notte io il giorno

Amo i gesti imprecisi, Valerio Magrelli

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Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.
Dentro qualcosa balla.

 

Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Nature e venature (Mondadori, 1987)

[Foto: Jean Mounicq]

Creatura selvatica – “Colazione da Tiffany”, Truman Capote

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… Se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica, finirete per guardare il cielo.

 

Non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica. Più le si vuole bene e più diventa ribelle, finché un giorno se ne riscappa nella prateria e vola in cima a un albero, e poi su un albero più alto, e poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica, finirete per guardare il cielo.

Truman Capote,  Colazione da Tiffany

 

 

Piccoli assaggi: La giostra del piacere e Troppo Amore

 

[Da sempre cerco di dare spazio, accanto alla poesia, a un po’ di buona letteratura (o almeno a quella che a me sembra tale), cerco in genere di non dilungarmi troppo su descrizioni o trame: si tratta di piccoli assaggi, meno che recensioni, nulla di più. Queste sono le due letture proposte per settembre …

… si lo so, qualcuno avrà notato che siamo ad ottobre : il tempo in questo blog funziona un po’ così, all’inverso… ma sorvoliamo sui dettagli 😀 ]

 

 

Eric-Emmanuel Schmitt, La giostra del piacere (E/O, 2015)

 

arton59602”Questo biglietto solo per dirti che ti amo. Firmato: tu sai chi”.

Sempre attento alla psicologia e alla vita interiore dei suoi personaggi, questo autore ti offre sempre almeno un’altra prospettiva da cui poter sbirciare l’altro, e in questo caso più di una. Nella bellissima Place D’Arezzo quindici persone molto diverse tra loro,  ricevono lo stesso biglietto: stesso contenuto, stessa busta, stesso misterioso mittente. Ognuno interpreterà quelle parole a modo suo, e in ognuno si innescheranno decisioni, riflessioni o semplici constatazioni che genereranno incontri scontri intrecci dubbi gioie e dolori, perché il messaggio è chiaro:  “…Esistono tante felicità quanti esseri umani”.

Una riflessione sull‘incognita più variabile che esista: l’uomo. Simpatico, spassoso, scorrevole.

Una alternativa: Elisir d’amore, Eric-Emmanuel Schmitt

 

 

 

Almudena Grandes, Troppo Amore (Guanda, 2004)

 

“Il tre non era solo un numero, era anche un nome, e stavamo imparando a pronunciarlo, a smussare gli spigoli, a correggere l’accento, a dubitare della sua fama, della sua natura dispari”

 coverQuando penso ad Almudena Grandes penso alle Età di Lulù, e difficilmente potrà mutare questa mia fondata certezza. Troppo Amore racconta la spensieratezza dei ventanni, quando sei il potenziale di tutte le tue possibilità, finché non li perdi: spensieratezza e potenziale (e il libro a suo modo racconta anche questo). Per non dire nulla della trama ho scritto e riscritto, ma è inutile girarci intorno, il numero per eccellenza del libro è il tre: tre sono i protagonisti, tre le vite, tre i capitoli, per raccontare di una relazione a tre, di  un triangolo che finisce col peccare sempre da uno dei lati: i primi due capitoli sono potenti e compatti, il terzo piuttosto scontato, una sorta di conclusione doverosa. Un po’ lo stesso accade per i tre protagonisti, da tre diventano due poi ancora tre a tratti uno e poi due …e un due tre… Se vi piace la buona letteratura, perché di questo si tratta:  consigliato per una calda serata autunnale.

Una alternativa: Le età di lulù, Almudena Grandes

Se ti interessa puoi leggere anche: https://laterraeblucomeunarancia.wordpress.com/2016/09/10/troppo-amore-almudena-grandes/

A voi… e a me: un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni!!!

 

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A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

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Miguel de Cervantes,  dadica dell’autore dal Don Chisciotte

[Foto:  Michael Kahn, Summer Cloud ]

Dev’esserci… J. Saramago

 

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Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

J. Saramago

 

Dev’esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev’esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev’esserci un’isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu,
un’altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

 

José Saramago, Dev’esserci (in Poesie, Einaudi)

[Foto: Paul Apal’kin]