Amor, Salvador Novo da “Espejo”

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Amare è questo timido silenzio
accanto a te, senza che tu lo sappia,
e ricordare la tua voce quando vai
e sentire il calore del tuo saluto.

Amare è aspettarti
come se fossi parte del tramonto,
né prima né dopo, per restare soli
tra i giochi e i racconti
sulla terra riarsa.

Amare è sentire, quando non ci sei,
il tuo profumo nell’aria che respiro,
e contemplare la stella in cui ti nascondi
quando chiudo la porta della notte

Salvador Novo, Amor, da Espejo (1933)

 

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Amar es este tímido silencio
cerca de ti, sin que lo sepas,
y recordar tu voz cuando te marchas
y sentir el calor de tu saludo.

Amar es aguardarte
como si fueras parte del ocaso,
ni antes ni después, para que estemos solos
entre los juegos y los cuentos
sobre la tierra seca.

Amar es percibir, cuando te ausentas,
tu perfume en el aire que respiro,
y contemplar la estrella en que te alejas
cuando cierro la puerta de la noche.

Salvador Novo, Amor, da Espejo (1933)

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[Foto: Edward Weston]

Mi è sempre piaciuto osservare… Josè Saramago da “L’ultimo Quaderno”

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… È bello aver la pelle d’oca,
significa che stai vivendo …

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Mi è sempre piaciuto osservare, badare alle sfumature…
Mi piacciono le persone che “dicono qualcosa” e che sanno ascoltare, le persone che ragionano con la propria testa.
Mi piace il battito di ciglia o il sorgere leggero di un sorriso, la voce musicale.
Mi piace ascoltare buona musica, amo suonare, non potrei farne a meno, mi piace diventare cosa unica con ciò che suono, esplodere dentro.
Mi piace guardare le mie dita scivolare sul manico della chitarra, stanno bene insieme, lì…
Amo gli occhi di una donna, la sua pelle, la sua passione, tutto.
Parlo tanto, fin troppo, ma ci sono momenti che rimango in silenzio ad ascoltarmi.
È in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, ascoltando i discorsi, a volte assurdi, di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro.
Amo ridere, giocare.
Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. È bello aver la pelle d’oca, significa che stai vivendo.

Josè Saramago, da L’ultimo Quaderno

 

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Non è il tuo amore che domando, A. Achmatova da “La corsa del tempo”

 

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E in cosa potrei esserti di aiuto?
Dalla felicità io non guarisco.

A. Achmatova

 

Non è il tuo amore che domando.
Si trova adesso in  un luogo conveniente.
Stanne pur certo, lettere gelose
non scriverò alla tua fidanzata.
Però accetta dei saggi consigli:
dalle da leggere i miei versi,
dalle da custodire i miei ritratti,
sono così cortesi i fidanzati!
E conta più per queste scioccherelle
assaporare a fondo una vittoria
che luminose parole d’amicizia,
e il ricordo dei primi, dolci giorni…
Ma allorché con la diletta amica
avrai vissuto spiccioli di gioia
e all’anima già sazia all’improvviso
tutto parrà un peso,
non accostarti alla mia notte trionfale.
Non ti conosco.
E in cosa potrei esserti di aiuto?
Dalla felicità io non guarisco.

Anna Andreevna Achmatova, 1914 (da “La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992)

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Я не любви твоей прошу.
Она теперь в надежном месте…
Поверь, что я твоей невесте
Ревнивых писем не пишу.
Но мудрые прими советы:
Дай ей читать мои стихи,
Дай ей хранить мои портреты—
Ведь так любезны женихи!
А этим дурочкам нужней
Сознанье полное победы,
Чем дружбы светлые беседы
И память первых нежных дней…
Когда же счастия гроши
Ты проживешь с подругой милой
И для пресыщенной души
Все станет сразу так постыло—
В мою торжественную ночь
Не приходи. Тебя не знаю.
И чем могла б тебе помочь?
От счастья я не исцеляю.

А́нна Андре́евна Ахма́това, 1914

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Vuelta a la poesía, Piedad Bonnett

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Che cos’è la poesia?, dici mentre fissi
la mia pupilla con la tua pupilla blu.
Che cos’è la poesia? E tu me lo domandi?
Poesia… sei tu!

Gustavo Adolfo Bécquer
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Ancora una volta torno da te.

Arrivo stanca, del tutto sola.
Porto la mia borsa piena di pena, traboccante
di pena infinita,
di dolore.
Vengo dai deserti con le labbra bruciate
e lo sguardo accecato
dal vento sferzante e dalla sabbia dura.
Fervendo di sete,
vengo a bere dalle tue profonde sorgenti,
a sprofondare tra le tue braccia,
braccia profonde di madre, e nel tuo petto
di amante, misterioso,
dove batte il tuo cuore come un enigma.
Adesso
che riposo al bordo della strada,
ti vedo apparire in ogni cosa:
nell’umile carro
in cui più verde è il verde dei cavoli,
e nell’azzurro in cui esplode il pomeriggio.
Umile torno da te con l’anima nuda
a cercare il riflesso del mio volto,
il mio vero volto
tra le tue acque.

 

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Otra vez vuelvo a tí.
Cansada vengo, definitivamente solitaria.
Mi faltriquera llena de penas traigo, desbordada
de penas infinitas,
de dolor.
De los desiertos vengo con los labios ardidos
y la mirada ciega
de tanto duro viento y ardua arena.
Abrazada de sed,
vengo a beber de tus profundos manantiales,
a rendirme en tus brazos,
hondos brazos de madre, y en tu pecho
de amante, miesterioso,
donde late tu corazón como un enigma.
Ahora
que descansando estoy junto al camino,
te veo aparecer en cada cosa:
en la humilde carreta
en que es más verde el verde de las coles,
y en el azul en que la tarde estalla.
Humilde vuelvo a ti con el alma desnuda
a buscar el reflejo de mi rostro,
mi verdadero rostro
entre tus aguas.

 

Piedad Bonnett, Vuelta a la poesía (da De círculo y ceniza, 1989)