La porta è socchiusa, A. Achmatova

andrc3a9-kertc3a9sz-44

Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

A. Achmatova

___________________

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

Anna Achmatova, La corsa del tempo, trad. di M. Colucci, Einaudi, Torino 1992

 

Foto: André Kertész

Il contatto, Christoph Wilhelm Aigner

Pollo-alle-prugne

La vita è un sospiro, ed è di questo sospiro
che ti devi impossessare.

dal film Pollo alle prugne

_

Semplicemente lo voglio dire
È stato un contatto casuale
e anche un sorriso
Nulla più. Ma ancora
ne scaturiscono giorni quasi
la terra dondolasse appesa a
un grande ombrello di seta blu.

Christoph Wilhelm Aigner

 

[Foto: Pollo alle prugne, 2011, scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud]

Vedi: non ho dimenticato… da “Le foglie morte”, Jacques Prévert

maurice-tabard-40

Dicono che è l’ultima canzone.
Non ci conoscono, vedi.
E’ l’ultima canzone
solo se lasciamo che lo sia.

– dal film Dancer in the dark di Lars von Trier –

 


… Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi.

È una canzone che ci somiglia.
Tu che mi amavi
e io ti amavo.
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi

Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti.
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita.
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica …
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
sempre, sempre la sentirò.

È una canzone che ci somiglia.
Tu che mi amavi
e io ti amavo.
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.

Jacques Prévert, da Le foglie morte

_
… Tu vois, je n’ai pas oublié,
La chanson que tu me chantais…
C’est une chanson, qui nous ressemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Nous vivions, tous les deux ensemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Et la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable,
Les pas des amants désunis.
Nous vivions, tous les deux ensemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Et la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis…

Jacques Prévert, Les Feuilles mortes

[Foto: Maurice Tabard]

 

Mi dichiaro colpevole, Araceli Mariel Arreche

03-destiny

_

Mi dichiaro colpevole
di sognare a voce alta
di fidarmi dell’altro
di cercare la poesia.
Mi dichiaro colpevole}di dire quello che sento
di scommettere sul sentire
di credere nel detto.
Mi dichiaro colpevole
di sentire che è possibile
piangere un’assenza
lottare un incontro.
Mi dichiaro colpevole
di vivere un altro tempo
di fidarmi di un gesto
di insistere per la verità
Mi dichiaro colpevole
Si.
Mi dichiaro colpevole.

_______________________________________________

 

Me declaro culpable
de soñar en voz alta
de confiar en el otro
de buscar la poesía.
Me declaro culpable
de decir lo que siento
de apostar al sentido
de creer en lo dicho.
Me declaro culpable
de sentir que es posible
de llorar una ausencia
de pelear un encuentro.
Me declaro culpable
de vivir otro tiempo
de fiarme de un gesto
de insistir por verdad.
Me declaro culpable.
Sí.
Me declaro culpable.
No me arrepiento.

 

Araceli Mariel Arreche

[Foto: Noell S. Oszvald]

 

 

Buon Viaggio, Anima…

8974857-kNrD-U10402318081033mhF-700x394@LaStampa.it

 

“Voglio aggiungere che dal 2007 insegno alla Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. E’ stato il mio sogno entrare, da allieva sono stata bocciata due volte prima di essere ammessa.
Certe volte entravo nella scuola salivo l’ascensore fino al 5° piano – la sede allora era in via 4 Fontane nel palazzo di una Marchesa.
Salivo in “Paradiso” solo per sentire l’odore, attraversare un corridoio fare una domanda solo per “stare lì”. L’Accademia per me è uno dei posti più “evocativi” come dicono i poeti. Adesso si trova a Piazza Verdi non lontano da casa mia ogni volta che ci entro cerco il mio professore. Lorenzo Salveti che oggi è direttore, lo stringo lo guardo, solo lui conosce quello che provo quanto amo quella scuola, anche se ora mi chiamano maestra, io sono una allieva della Scuola d’Arte Drammatica S. d’Amico.
Amo anche la parola Accademia.

P.S.
Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo.
Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. E’ una aspirazione che piano piano trovero’ il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato.
Posso tentare…. e se mi ribocciano?
E se poi l’Accademia trasloca?
E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall’Accademia no mai più!”

___

[Qualche giorno fa, il 30 luglio 2016, ci ha lasciati una tra le più grandi attrici e artiste italiane,  Anna Marchesini: una donna capace di interpretare migliaia di maschere senza indossarne nessuna, un corpo un’anima una voce che -anche se colpita dalla malattia – non ha smesso di farsi sentire, e che ci ha lasciato l’inestimabile ricordo della sua frenetica vitalità, tutta racchiusa nei suoi immensi occhi. Della Marchesini, in effetti, ciò che mi ha sempre colpito, oltre all’ indiscussa bravura, sono i suoi occhi: energici, vitali, veraci, due vortici nei quali perderti. Io non ho seguito tutta la sua carriera e  non ho avuto la fortuna di vederla a teatro, in carne ed ossa, però la sua morte mi ha colpito particolarmente. Mi ha colpito a livello umano, per il peso di una malattia come l’artrite reumatoide che l’ha letterarmente trasformata fuori, ma che non ha scalfito la sua immensa anima e la forza con la quale l’ha affrontata, la forza del suo sorriso. Ma mi ha colpito anche perché, se mi guardo intorno, non riesco a trovare un’attrice italiana giovane o relativamente giovane ( mi riferisco a quelle che attualmente occupano la scena, non a chi magari ha immense doti ma per un motivo o per un altro resta invisibile al grande pubblico) che si avvicini minimamente ai suoi livelli, e in generale mi domando dove finirà il cinema, il teatro,  o l’arte italiana se si continua a dare spazio sempre ai soliti noti, arricchiti oltre misura, smisuratamente avidi (i più) e che spesso non hanno nulla da offrire. Questo non lo so, certamente la Marchesini ha contribuito a rendere questo mondo un posto migliore, e certamente dovunque la porterà il suo viaggio, sarà un luogo fortunato! Ciao Anna!

P.S. Il brano citato è tratto dalla piccola biografia scritta da lei nel suo sito web, mi ha colpita come abbia terminato il resoconto con un ritorno a quel luogo dove ebbe inizio il suo sogno: l’Accademia d’Amico, dove fu accolta dopo molti anni come insegnante, e dove probabilmente si trova ancora.]