Lezioni Americane: #3 Esattezza, Italo Calvino

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Perché sento il bisogno di difendere dei valori che a molti potranno sembrare ovvii? Credo che la mia prima spinta venga da una mia ipersensibilità o allergia: mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un’intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d’insoddisfazione di cui posso rendermi conto. La letteratura – dico la letteratura che risponde a queste esigenze – è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere.

Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio.

Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio che mi sembra colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio. Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine.

Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, 1984

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[Lo stesso fastidio intollerabile che provo io ogni volta che noto come sempre più spesso la parola, anzicché essere lucida immediatezza e nel contempo ricercatezza conoscitiva, diventa trama tra cui nascondere e nascondersi, ammaliante cullare o ancor peggio infinito sproloquio su tizio o su caio… raramene ho avuto (e sempre più raramente ho) il piacere di scontrarmi con la limpidezza della parola che resta, quell’autenticità della parola che  non fugge via quale puro miraggio del momento. E, purtroppo, le forme attuali di comunicazione – anche e soprattutto quelle scritte – svuotano sempre più la parola di autenticità e significato. ]

16 thoughts on “Lezioni Americane: #3 Esattezza, Italo Calvino

  1. L'Irriverente ha detto:

    Quanto è semplicemente vero! Potrei citare Nanni Moretti: “Ma come parli?!? Le parole sono importanti!!!”.
    O anche Umberto Eco: “Esprimiti siccome ti nutri” (“La bustina di Minerva”, Come scrivere bene).

  2. Franz ha detto:

    se pensi che in principio fu il Verbo… 😀 chissà se anche quella fu una parola fuori posto… 😀 😀 😀

  3. bpedemonte ha detto:

    Adoro Calvino.
    E concordo con ogni tua parola 🙂

  4. gelsobianco ha detto:

    “Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine.”
    E non aggiungo altro. E’ Calvino che scrive con la sua lucidità.
    Tu, Gilda, poi hai parlato del mio stesso “fastidio intollerabile” in modo molto chiaro…
    A quale disastro, mia cara, giungeremo sempre di più.
    Buona serata
    :*
    gb

    • gilda.m ha detto:

      Per fortuna esistono gli “intolleranti”… grazie gelso bianco, per esserci anche stasera :))

      … Spero tu stia passando delle buone vacanze, nonostante l’implacabile e fastidioso “chiacchiericcio” di fondo ;)!

      • gelsobianco ha detto:

        Io sento forte questo precipitare sempre più in basso fatto giungere da Calvino in modo superbo.
        ___________________________________

        Sembra che scrivere “difficile” possa dare autenticità e significato a ciò che si scrive.
        Non è così.
        Troppo spesso lo “scrivere difficile” nasconde un vuoto tremendo di tutto che si cerca di mascherare.
        Sono colta allora da “una sensazione d’estraneità e di disagio.”

        Grazie, Gilda cara. 🙂
        Mi tappo le orecchie per “l’implacabile e fastidioso “chiacchiericcio” di fondo”. 😉

        Non sono in vacanza.
        E tu?
        :*
        gb

  5. Calvino docet e concordo, anch’io, con lo stesso fastidio, ma piùche fastidio direi menefreghismo, da ntollerante intelligentemente nell’andare Oltre certe ignoranze… 😉

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