Utopia, Eduardo Galeano

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“Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. “

Oscar Wilde

 

“Lei è all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”
Eduardo Galeano, Parole in cammino

 

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*Utopia dal greco οὐ (“non”) e τόπος (“luogo”) : “non-luogo”, ma anche  dall’omofono inglese eutopia, derivato dal greco εὖ (“buono” o “bene”) e τόπος (“luogo”), che significa quindi “buon luogo”, di qui l’accezione del termine (si veda Thomas More) di luogo ideale  mai raggiungibile.

Eduardo Hughes Galeano (Montevideo, 3 settembre 1940 – Montevideo, 13 aprile 2015) è stato un giornalista, scrittore e saggista uruguaiano. Scrittore e intellettuale particolarmente stimato, soprattutto per la sua intensa produzione letteraria a metà strada tra narrazione, documentazione, giornalismo e analisi politica e storica.
Tra le sue opere ricordiamo: Le vene aperte dell’America Latina, libro di denuncia per lo sfruttamento che dal XV secolo ad oggi l’America è costretta a subire; e Memoria del fuoco, opera per la quale fu paragonato per raffinatezza narrativa a Gabriel García Márquez, divisa in tre parti racconta la storia dell’America dalla sua scoperta (1492) ai giorni nostri.

8 thoughts on “Utopia, Eduardo Galeano

  1. bpedemonte ha detto:

    sono una profonda amante dell’utopia.

  2. Tiffany ha detto:

    Ho letto le vene aperte dell’america latina.
    Soprattutto la prima parte è incredibile…tante cose che non conoscevo!

  3. Nico ha detto:

    Ciò che crediamo sia impossibile non riusciremo mai a renderlo possibile, invece se nulla ci sembrerà impossibile sarà la volontà a renderlo possibile, proprio a queste parole credeva Tommaso Moro quando scrisse Utopia, fu lui a rendere possibile l’impossibile, un’isola governata dai cittadini per i cittadini con la Buona politica, un’isola felice chiamata “Utopia”. Eh si!
    Ciao cara….

  4. gilda.m ha detto:

    Hai ragione, condivido… in effetti “irragiungibile” non è il termine esatto, e stona un po’ anche con quella che è la mia personale idea di “Utopia”, ne cercherò uno migliore… Ciao caro 🙂

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