Non è più dato, Milo De Angelis

Time-space-body And Action by Klaus Rinke (1972)

 

 

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

 

Milo De Angelis, Tutte le poesie (Lo Specchio, Mondadori 2017)

 

[ Foto: Klaus Rinke (1972) ]

Senza risposta, Luciano Erba

tina modotti

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Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

L. Erba

 

Ti ha portata novembre. Quanti mesi
dell’anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo tra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro ci saccheggia.
Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

(Luciano Erba, da Il nastro di Moebius, Mondadori, 1980)

De André-Fossati: Anime salve, l’elogio della solitudine

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… mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
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che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
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e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia.
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De André-Fossati, da Anime Salve

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<< Anime salve  trae il suo significato dall’origine, dall’etimologia delle due parole “anime” “salve”, vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine.

Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura. >>

Elogio della solitudine, F. De Andrè

[ Da Ed avevamo gli occhi belli (2001), con canzoni e parole tratte da “Anime Salve, realizzato con l’amico Ivano Fossati.]

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Sono di quelle cose, Gilda M.

MorbidoFest_NoellOszvald

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E tu, mio battito d’ali
non sai quanta fretta c’è
nello scorrere del tempo senza ore.

Gilda M.

 

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Sono di quelle cose che accadono
in certi giorni pigri –

E tu, mio battito d’ali
non sai quanta fretta c’è
nello scorrere del tempo senza ore.

L’urlare a capo nel volto stanco
dei gesti persi tra i minuscoli segni
dell’ età. Il cammino è breve
il passo perde peso dietro il volgere
del giorno. Tu, mio stupore

Tra i richiami di una luna calante
il tempo l’hai fermato

E all’origine sta
ancora – quel mistero
che con occhi attenti e quieti
ad un tratto, quasi per caso
_                                    scorgemmo.

Gilda M.

[Foto: Noell Oszvald]

Io guardo le mie rughe e sorrido, Serafina Núñez (Cuba)

Nina Gundersen

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Io guardo le mie rughe e sorrido,
sono la prove, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando
dolcemente,
come un ospite a lungo atteso.
ospiti del vivere sono loro
con ogni segreto e parsimonia,
mi riportano indietro – tortine fantastiche – infanzia, giovinezza,
il paesaggio del sogno,
la musica della parola amore,
poesia, morte,
miei amati assenti
girando nella notte;
fissate con
ostinazione con la mia pelle ed i miei occhi,
con le mie vecchie stanchezze,
fino ad imporre il loro segreto (nostalgia in sangue ed anima).
Io guardo le mie rughe e sorrido,
loro sono la prova, la testimonianza,
il papiro più fedele attestando: ho vissuto

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Yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son mi evidencia,
el testimonio,
el papiro más fiel testificando
suavemente,
como a huésped largamente esperado.
huéspedes del vivir son ellas
con todo secreto y parsimonia,
me regresan -magdalenas fantásticas-
infancia, juventud, el paisaje del sueño,
la música de la palabra amor, poesía, muerte,
mis amados ausentes girando en la noche;
alguna vez establecen porfía
con mi piel y mis ojos, con mis viejos cansancios,
hasta imponer su secreto (nostalgia en sangre y alma).
yo miro mis arrugas y sonrío,
ellas son la evidencia, el testimonio,
el papiro más fiel testificando: he vivido.

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Serafina Núñez

[Foto Nina Gundersen]

Traduzione: Centro Culturale Tina Modotti

Dopo le feste, Julio Cortázar

Henri Cartier-Bresson Square du Vert-Galant. Paris (1955)

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… e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava …

J. Cortázar

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E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.

 

Julio Cortázar, Dopo le feste

[Foto: Henri Cartier-Bresson,  1955]

Il Cigno, Nelly Sachs

Darian Volkova

 

Nulla
sulle acque
è già sospesa a un battito di ciglia
la geometria di un cigno
radicata nell’acqua
s’inerpica
e si china nuovamente
inghiottendo polvere
e misurando con l’aria
l’universo –

Nelly Sachs, Il Cigno (da L’altro sguardo – Antologia delle poetesse del ‘900, Oscar Mondadori)

[Foto: Darian Volkova  (ballerina russa)]

Isole, Derek Walcott

Nazaré, Portugal, 1956 Edouard Boubat

 

Ma le isole possono esistere solo
Se lì abbiamo amato.

D. Walcott

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per Margaret

Nominarle soltanto è la prosa
Dei diaristi, è rendervi famose
Per lettori che come turisti lodano
I letti e le spiagge come uguali;
Ma le isole possono esistere solo
Se lì abbiamo amato. Cerco,
Come il clima cerca il suo stile, di scrivere
Versi asciutti come sabbia, limpidi come il sole,
Freddi come l’onda arricciata, ordinari
Come un bicchiere d’acqua isolana;
Eppure, come un diarista, assaporo
Le loro stanze infestate di sale
(Il tuo corpo che agita il mare increspato
Di lenzuola sgualcite), i cui specchi smarriscono
Le nostre immagini rannicchiate nel sonno,
Come parole che l’amore sperava di usare
Cancellare con le pagine della risacca.

Quindi, come un diarista che scriva nella sabbia,
Annoto la pace che hai donato
A certe isole, scendendo
Scale strette per accendere le lampade
Contro i rumori dell’onda notturna, proteggendo
Una lanterna incerta con la mano,
O soltanto pulendo il pesce per la cena,
Cipolle, carangidi, parghi e pane;
E su ogni bacio il gusto aspro del mare,
E come alla luce della luna eri attenta
A studiare più di tutto l’ostinata pazienza
Dell’onda benché sembri uno spreco.

Derek Walcott, Isole (da Isole. Poesie scelte 1948-2004, Adelphi, 2009)

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for Margaret

Merely to name them is the prose
Of diarists, to make you a name
For readers who like travellers praise
Their beds and beaches as the same;
But islands can only exist
If we have loved in them. I seek,
As climate seeks its style, to write
Verse crisp as sand, clear as sunlight,
Cold as the curled wave, ordinary
As a tumbler of island water;
Yet, like a diarist, thereafter
I savour their salt-haunted rooms
(Your body stirring the creased sea
Of crumpled sheets), whose mirrors lose
Our huddled, sleeping images,
Like words which love had hoped to use
Erased with the surf’s pages.

So, like a diarist in sand,
I mark the peace with which you graced
Particular islands, descending
A narrow stair to light the lamps
Against the night surf’s noises, shielding
A leaping mantle with one hand,
Or simply scaling fish for supper,
Onions, jack-fish, bread, red-snapper;
And on each kiss the harsh sea-taste,
And how by moonlight you were made
To study most the surf’s unyielding
Patience though it seems a waste.

Derek Walcott, (da Selected Poems, New York, Farrar Straus, 1964)

[Foto:  Edouard Boubat, Nazaré, Portugal, 1956]