Il Cigno, Nelly Sachs

Darian Volkova

 

Nulla
sulle acque
è già sospesa a un battito di ciglia
la geometria di un cigno
radicata nell’acqua
s’inerpica
e si china nuovamente
inghiottendo polvere
e misurando con l’aria
l’universo –

Nelly Sachs, Il Cigno (da L’altro sguardo – Antologia delle poetesse del ‘900, Oscar Mondadori)

[Foto: Darian Volkova  (ballerina russa)]

Isole, Derek Walcott

Nazaré, Portugal, 1956 Edouard Boubat

 

Ma le isole possono esistere solo
Se lì abbiamo amato.

D. Walcott

_

per Margaret

Nominarle soltanto è la prosa
Dei diaristi, è rendervi famose
Per lettori che come turisti lodano
I letti e le spiagge come uguali;
Ma le isole possono esistere solo
Se lì abbiamo amato. Cerco,
Come il clima cerca il suo stile, di scrivere
Versi asciutti come sabbia, limpidi come il sole,
Freddi come l’onda arricciata, ordinari
Come un bicchiere d’acqua isolana;
Eppure, come un diarista, assaporo
Le loro stanze infestate di sale
(Il tuo corpo che agita il mare increspato
Di lenzuola sgualcite), i cui specchi smarriscono
Le nostre immagini rannicchiate nel sonno,
Come parole che l’amore sperava di usare
Cancellare con le pagine della risacca.

Quindi, come un diarista che scriva nella sabbia,
Annoto la pace che hai donato
A certe isole, scendendo
Scale strette per accendere le lampade
Contro i rumori dell’onda notturna, proteggendo
Una lanterna incerta con la mano,
O soltanto pulendo il pesce per la cena,
Cipolle, carangidi, parghi e pane;
E su ogni bacio il gusto aspro del mare,
E come alla luce della luna eri attenta
A studiare più di tutto l’ostinata pazienza
Dell’onda benché sembri uno spreco.

Derek Walcott, Isole (da Isole. Poesie scelte 1948-2004, Adelphi, 2009)

__________

for Margaret

Merely to name them is the prose
Of diarists, to make you a name
For readers who like travellers praise
Their beds and beaches as the same;
But islands can only exist
If we have loved in them. I seek,
As climate seeks its style, to write
Verse crisp as sand, clear as sunlight,
Cold as the curled wave, ordinary
As a tumbler of island water;
Yet, like a diarist, thereafter
I savour their salt-haunted rooms
(Your body stirring the creased sea
Of crumpled sheets), whose mirrors lose
Our huddled, sleeping images,
Like words which love had hoped to use
Erased with the surf’s pages.

So, like a diarist in sand,
I mark the peace with which you graced
Particular islands, descending
A narrow stair to light the lamps
Against the night surf’s noises, shielding
A leaping mantle with one hand,
Or simply scaling fish for supper,
Onions, jack-fish, bread, red-snapper;
And on each kiss the harsh sea-taste,
And how by moonlight you were made
To study most the surf’s unyielding
Patience though it seems a waste.

Derek Walcott, (da Selected Poems, New York, Farrar Straus, 1964)

[Foto:  Edouard Boubat, Nazaré, Portugal, 1956]

Concludendo, Derek Walcott

Derek_Walcott_-_Large

… il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica
la nostra naturale solitudine… 

D. Walcott

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si posa sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. È più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

Derek Walcott, (da Mappa del nuovo mondo, Adelphi, Milano, 1992)

______________

Winding Up

I live on the water,
alone. Without wife and children.
I have circled every possibility
to come to this:

a low house by grey water,
with windows always open
to the stale sea. We do not choose such things,

but we are what we have made.
We suffer, the years pass,
we shed freight but not our need

for encumbrances. Love is a stone
that settled on the sea-bed
under grey water. Now, I require nothing

from poetry but true feeling,
no pity, no fame, no healing. Silent wife,
we can sit watching grey water,

and in a life awash
with mediocrity and trash
live rock-like.

I shall unlearn feeling,
unlearn my gift. That is greater
and harder than what passes there for life.

Derek Walcott (da Sea Grapes, 1976)

[Nei prossimi giorni dedicherò un po’ di spazio a Derek Walcott, poeta caraibico contemporaneo che ci ha lasciati ieri, più poveri per la sua incolmabile assenza, ma ricchi del bagaglio poetico e umano che ci ha così generosamente donato. Un poeta da sempre di confine, viandante inarrestabile  tra realtà e immaginazione (“Non ho nessuna nazione se non l’immaginazione”), ha raccontato l’uomo -nelle sue sconfinate sfumature e realtà- come pochi. Per questo,  giustamente, gli è stato conferito anche il premio Nobel (1992):Un’opera poetica di grande luminosità, sostenuta da una visione storica, il risultato di un impegno multiculturale”  – una inezia se rapportato a quella che è stata la sua opera. Ogni volta che leggo una sua poesia ho la sensazione di attraversare il mondo in un attimo, per ritornare a me più consapevole e forte. Tra le sue opere ricordiamo: Mappa del nuovo mondo; Omeros; Isole- Poesie scelte (1948-2004); La voce del crepuscolo, tutte edite Adelphi; ma anche: Odissea. Una versione teatrale (Crocetti).

Qui un bell’articolo dedicato, con alcune poesie lette da Luigi Maria Corsanico:  https://luigimariacorsanicositeblog.wordpress.com/2017/03/17/e-morto-derek-walcott-nobel-letteratura/ ]

Tremo, tremanti, tremiamo, Rosita Copioli

c2a9-vadim-stein1

 

Tremo, tremanti, tremiamo,
la carne in me e te è lo stesso
il terremoto.
È lo stesso il moto
sussultorio dell’origine, della luce,
è lo stesso dell’amore?
In che grado sono parenti
il sotto sopra della terra
e dei cieli
il rovesciarsi
dei cieli
e questo mio tremare dal centro
attraverso te, mio centro?

 

Rosita Copioli, Tremo, tremanti, tremiamo (da Il postino fedele, Lo Specchio Mondadori, 2008)

[Foto: Vladimir Stein]

Sogno, Cesare Pavese

Dora Maar, foto Nush Éluard, 1936-37

 

L’avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.

C. Pavese

 

 

Ride ancora il tuo corpo all’acuta carezza
della mano o dell’aria, e ritrova nell’aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore dei sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.

Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell’aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l’alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell’alba non torna?

Si sarebbe premuta al tuo corpo nell’aria
quella fresca carezza, nell’intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell’alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L’avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.

Dormivi leggera
sotto un’ aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l’acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è più ritornata, dal nulla, quell’alba?

Cesare Pavese, Sogno

[Foto: Dora Maar, foto di Nush Éluard, (1936-37) ]

A tutti i giovani raccomando, Alda Merini

917e555c16f5eeb56db3cb029a797d38

A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perchè in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruirvi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà quotidiana.

A. Merini (da La vita facile, Bompiani, 2001)

[Foto: dal Web]

È questo il blues delle cose che non si vedono, Stefano Benni e Robert Johnson

 

È questo il blues delle cose che non si vedono
della mia fatica nel tuo vestito di cotone
del ragno nei tuoi bei capelli biondi
della pallottola che vola verso il cuore.

È questo il blues delle cose che non si vedono
dell’uccello che canta nella chioma dell’albero
delle parole con cui ti sto pensando
del dolore di questa follia in strada.

È questo il blues delle cose che non si vedono
del verme nel ceppo, della bacca nel gin
dei martelletti dentro al pianoforte
dei morti che ridono in fondo al cimitero.

È questo il blues delle cose che non si vedono…
delle parole che ti dissi, mentre si faceva buio.

Snailhand Slim*, Invisible Blues

Stefano Benni, in Elianto

 

[ *Snailhand Slim è il personaggio d’invenzione a cui Stefano Benni, in Elianto,  affida le parole di questo suo testo. In realtà il personaggio di Benni si ispira a Robert Leroy Johnson: una tra le massime leggende del blues ed uno dei più grandi e influenti musicisti del XX. Il video da me scelto racconta brevemente quella che è stata la sua storia, dalla povertà al successo, e la leggenda secondo la quale il cantante fece un patto col diavolo per poter suonare la chitarra come nessun’altro al mondo. ]

Ci provo a portarti in me, Chandra Livia Candiani

anna o

 

ad A. F.

 

Ci provo a portarti in me,
nel mio pericolo,
nella mia impresa
di insensata emergenza.
Vedi, tutto può crollare,
qui. Le facce come le case,
sono cinema, sono cenere.
Ma ti tengo stretta
come polvere con il cielo,
consegno le nostre due
trasparenze all’aria calda
del dopo terremoto,
alle macerie che fumano quiete,
alla quiete di quando hai perso,
tutto. Sei chicco d’uva
di vigna grande,
sorriso
che abbandona adagio adagio,
ti tengo
sul palmo della mano
con delicata forza,
ti sostengo fino al cielo,
fino a casa.

Chandra Livia Candiani, (da La bambina pugile, Einaudi 2014)

[Foto: Anna O]