Forse ho tremato, Franco Loi

 

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia…
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita…
Forse è stato come si trema insieme,
cosí, senza saperlo, come Dio vuole…

 

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Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagüra,
no del dulur, legriâss o la speransa,
ma de quel nient che passa per i ciel
e fiada sü la tèra che rengrassia…
Forsi l’è stâ cume che trèma el cör,
a tí, quan’ne la nott va via la lüna,
o vegn matina e par che ‘l ciar se mör
e l’è la vita che la returna vita…
Forsi l’è stâ cume se trèma insèm,
inscí, sensa savèl, cume Diu vör…

 

Franco Loi (da Lünn, Firenze, Il Ponte, 1982)

 

[con Gary B.B. Coleman, The Sky is Crying]

 

Nella piazza dei ricordi, Gilda M.

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Ma la soglia varcata
è chiarità che trasale

Gilda M.

 

 

Nella piazza dei ricordi
si son fatte grandi
le parole. Gli sguardi
liberati dopo secoli
di silenzi e gesti rubati

Non siamo che niente
in questo non-luogo

Ma la soglia varcata
è chiarità che trasale
circumnavigando
_                            udiamo ancora
il verso levato alto tra gli oceani.

Ti ho nascosto, Miklós Radnóti

Dettaglio La Primaveradi Botticelli

 

… e come un dio in sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.

M. Radnóti

_

Ti ho nascosto a lungo,
come il ramo tra le foglie
il frutto che tarda a maturare,
e ora fiorisci ai miei occhi
come sullo specchio della finestra d’inverno
il fiore giudizioso del ghiaccio.
E so già cosa significa
quando posi la mano sui capelli,
e custodisco già nel cuore
il movimento della caviglia,
e il bell’arco delle costole
che ammiro con distacco,
come chi s’è riposato
su tali meraviglie che respirano.
Eppure nei miei sogni
spesso ho cento braccia
e come un dio in sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.

 

Miklós Radnóti, da Mi capirebbero le scimmie (Donzelli Poesia, 2009)

______

 

Rejtettelek

Rejtettelek sokáig,
mint lassan ért gyümölcsét
levél közt rejti ága,
s mint téli ablak tükrén
a józan jég virága
virúlsz ki most eszemben.
S tudom már mit jelent ha
kezed hajadra lebben,
bokád kis billenését
is őrzöm már szivemben,
s bordáid szép ivét is
oly hűvösen csodálom,
mint aki megpihent már
ily lélekző csodákon.

És mégis álmaimban
gyakorta száz karom van
s mint álombéli isten
szondák száz karomban.

Miklós Radnóti da “Összes versei”, Magyar Helikon, 1963

 

[Foto: Primavera di Botticelli (dettaglio)]

 

Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul), Elisa Biagini

Premio Pulitzer

 

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

E. Biagini

_

In piedi, sulla soglia,

il mio occhio nella tua
mano, la tua lingua
sul mio orecchio:
cosí ci conosciamo,
toccandoci, perché
la pupilla è sgranata
per lo sforzo, le papille
come scartavetrate.

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

 

Elisa Biagini, Da una crepa, Einaudi, 2014

 

[Foto: Rocco Morabito, The kiss of life, premio Pulitzer 1968]

Per restare, Gilda M.

Markovics Ferenc

Sulla soglia di casa
il tempo s’è fermato
lento brusio di voci
ad irrigare gli occhi
dei passanti stanchi

La luna trema e il nuovo giorno teme
le trame spesse di chi c’era e passa

Come la nuvola tersa
che tornando al suo cielo
vide tenere gocce
_                         di luce
sfiorare a fior di pelle
l’ora tarda
di chi torna per restare.

 

Gilda M.

[Foto: Markovics Ferenc]

Desiderio, Federico Garcìa Lorca

The White Iris - 1921- Edward Weston

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

F. G. Lorca

_

Solo il tuo cuore appassionato
e niente più.

Il mio paradiso un campo
senza usignolo
né lire,
con un lento corso d’acqua
e una piccola sorgente.

Senza il fruscio del vento
tra i rami,
né la stella che desidera
esser foglia.

Una immensa luce
che fosse
lucciola
di un’altra,
in un campo
di sguardi evanescenti.

Una limpida quiete
e i nostri baci là
— sonori vezzi
dell’eco –
si schiuderebbero assai lontano.

Il tuo cuore appassionato
e niente più.

 

 

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Sólo tu corazón caliente,
Y nada más.

Mi paraíso, un campo
Sin ruiseñor
Ni liras,
Con un río discreto
Y una fuentecilla.

Sin la espuela del viento
Sobre la fronda,
Ni la estrella que quiere
Ser hoja.

Una enorme luz
Que fuera
Luciérnaga
De otra,
En un campo de
Miradas rotas.

Un reposo claro
Y allí nuestros besos,
Lunares sonoros
Del eco,
Se abrirían muy lejos.

Y tu corazón caliente,
Nada más.

Federico García Lorca, Deseo (da Poesie – Libro de poemas, Newton Compton)

[The White Iris – 1921- Edward Weston]

Una foto del momento, Juana Bignozzi

Henri Cartier Bresson

in silenzio quello vero
che mi sostiene dietro a tanto rumore
preparo un’eternità…

J. Bignozzi

 

la mia vita è un decorso di cerimonie incompiute
non ho seppellito i miei genitori
non ho avuto figli
non ho davanti a me un abisso nel quale perdere la mia vita
non sono passata dalla casa di un uomo a quella di un altro
in silenzio quello vero
che mi sostiene dietro a tanto rumore
preparo un’eternità
questa foto scattata dall’amicizia dei tuoi occhi
la cerimonia non fallita della mia vita
dirà sempre ch’ero viva in un luogo che amavo

*

El sujeto de la izquierda

educada para ser
la magnífica militante de base de un partido
que por no leer la historia de mi país
se ha convertido en polvo no enamorado sino muerto
preparada para una eterna carrera de fondo
tengo ante los ojos una pared impenetrable
detrás de la cual sólo hay
otros 50 años de trabajo y espera

 

Juana Bignozzi, da Per un fantasma intimo e segreto, Lietocolle, 2015

[Foto: Henri Cartier Bresson]

Aprile-Amore, Mario Luzi

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E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.

_

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

M. Luzi

 

 

Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i coloni,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti e crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
e in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi, Aprile-Amore, (da Primizie del deserto )

[Foto: Noell Oszvald]

Su di me, Gilda M.

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_

Ho ancora su di me l’odore
della tua eterna gioventù
quell’acre dei cortili
nel lento restare degli anni
trascorsi a ricordare

L’essere state bambine
non è questione di anni
nello scorrere della vita
muta la pelle dorata
crepuscolo si fa il sogno

Ma ancora a raccontarti
è quel perpetuo divenire
che ci porta implacabile
verso il tempo del ricordo

Ed oggi è un altro giorno soltanto
che alle rovine dei secoli stanchi
impone il suo passo felpato.

Gilda M.

[Foto: Mauro Barbieri]